Ad annunciarlo il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Alessandro Capecchi.
“La zona di Prunetta è rimasta sprovvista di un medico di medicina generale, e soltanto il martedì dalle 8 alle 14 sarà presente un medico per l’ambulatorio di prossimità. L’Asl Toscana Centro non riesce a trovare soluzioni, servirebbero bandi ad hoc per incentivare giovani medici, in particolare, a scegliere la montagna pistoiese. A Sambuca si tagliano guardia medica e trasporti, e così i residenti sono costretti a percorrere chilometri per analisi e visite. A Sambuca c’è stata la soppressione in questi giorni del pulmino scolastico, la scuola è finita ma l’asilo è ancora aperto: per tre giorni i bambini rimangono senza pulmino. Mi è stato riferito che alcuni genitori avrebbero deciso di non iscrivere i propri figli alla scuola di Sambuca – dice il consigliere regionale Alessandro Capecchi -. Senza dimenticare, che dopo la mobilitazione sono tornati a spegnersi i riflettori sull’ospedale “Pacini” di San Marcello Piteglio, punto di riferimento per tutta la montagna pistoiese e non solo. E’ calato nuovamente un assordante silenzio. Con il presidente Giani che, come volevasi dimostrare, non ha ancora mantenuto la promessa, fatta ai comitati, di riclassificare il “Pacini” quale ospedale di area disagiata permettendo così, in base ai criteri di legge, il reintegro di alcune funzioni essenziali, tra le quali il pronto soccorso.”
“La montagna pistoiese sta subendo ripetuti tagli in termini di servizi sanitari e di trasporto pubblico, vogliamo capire quando la Regione inizierà a dare risposte ai residenti di queste zone. Altro che Toscana diffusa, occorre un piano straordinario concertato con sindaci, Provincia, Asl, associazioni di volontariato e operatori dei servizi pubblici per restituire servizi e dignità a queste persone e territori” chiede Capecchi.
Il piano dei rifiuti. La regione si assuma la responsabilità di questo disastro.
I nuovi indirizzi per le convenzioni interambito, ovvero per consentire all’Autorità Territoriale Ottimale di chiedere di poter smaltire i propri rifiuti al di fuori dei confini della stessa e in un’altra ATO, certificano il fallimento delle politiche sullo smaltimento dei rifiuti e del piano approvato lo scorso gennaio 2025 da parte della Regione Toscana. Si tratta, infatti, di consentire ancora una volta, soprattutto all’ATO Centro, di portare verso l’ATO Costa 130.000 tonnellate annue di rifiuti urbani e ulteriori 15.000 tonnellate di altri rifiuti, con una chiara violazione della legge regionale, secondo la quale determinate convenzioni potrebbero essere fatte solo e soltanto in condizioni di necessità e urgenza. Ma, nel caso specifico, questa urgenza esiste ormai da 12 anni, o meglio dal 2016: evidentemente, quindi, si tratta di un problema strutturale e non episodico. Vi è inoltre una violazione della normativa nazionale, perché la norma nazionale — come aveva ricordato il Ministero dell’Ambiente durante la discussione del piano — prevede che sia il piano regionale a dettare la linea degli impianti e a garantire l’autosufficienza e la prossimità degli ATO stessi. Infine, vi è una violazione della normativa europea, che prevede il sostanziale azzeramento del conferimento in discarica, mentre invece in Toscana si è sempre intorno al 25% dei rifiuti prodotti. La normativa europea prevederebbe inoltre la valorizzazione energetica del residuo, mentre noi, non avendo compiuto scelte, abbiamo inceneritori come quello di Montale, di vecchia generazione. Infine, prevederebbe lo sviluppo dell’economia circolare, cioè del riciclo e del recupero, che solo in parte viene realizzato all’interno della nostra regione. Peraltro, nella nostra regione vi è comunque una stabilità di circa 2,2 milioni di tonnellate annue di rifiuti prodotti, mentre il piano racconta che dovrebbe esserci già una diminuzione tendenziale di oltre 110.000 tonnellate annue. Tutto questo per dire che, ancora una volta, nell’incapacità di fare scelte di programmazione serie e di realizzare nuovi impianti, pagano sempre cittadini e imprese, perché l’andirivieni dei rifiuti per la Toscana genera extracosti che naturalmente ricadono sulle tariffe. Infine, questa è la dimostrazione che la procedura scelta, quella del famoso avviso pubblico, lascia nelle mani delle aziende la scelta di quali impianti portare avanti e, ancora una volta, scarica sempre i problemi sugli stessi territori che accolgono questi impianti. Da decenni, l’esempio più clamoroso è la provincia di Pistoia, nella quale ci sono, oltre all’inceneritore di Montale, la discarica di Serravalle e la discarica del Cassero. Mentre, in realtà, ci sono altri territori limitrofi, in particolar modo quello fiorentino, che, rispetto alla quantità di rifiuti prodotti, non hanno lo stesso impatto di impianti sul loro territorio. E ancora una volta il Partito Democratico, che all’atto dell’approvazione del piano, lo scorso gennaio 2025, aveva chiesto alla Giunta, con un ordine del giorno, una localizzazione equa degli impianti sul territorio, in realtà — ovviamente — dopo un anno e mezzo non ha prodotto né i piani di gestione delle ATO né una equa localizzazione degli impianti. Intanto i costi continuano ad aumentare, certificando il fallimento delle politiche sui rifiuti e, quindi, anche dal punto di vista ambientale e dell’inquinamento, della Regione Toscana.
Costi di gestione dei 4 Ospedali Toscani : il mio intervento in aula
Nella discussione su dove va la sanità toscana abbiamo iniziato a scavare sui costi di realizzazione e gestione dei 4 ospedali “per acuti” (pistoia, prato, massa e lucca) a suo tempo realizzati con la formula del project financing.
Un costo totale di quasi 700milioni di euro, con tanti servizi lasciati in gestione al concessionario, e strutture poco efficienti (solo da poco migliorate con pannelli fotovoltaici sui parcheggi).
Ma soprattutto con Pronto Soccorso piccoli, che tanti problemi hanno dato e stanno dando anche a Pistoia, nonostante l’impegno del personale medico.
Nelle tante tabelle che ci hanno consegnato in risposta alla nostra interrogazione, sta una parte rilevante della spesa sanitaria corrente, su cui continueremo ad approfondire. Cercando anche di capire se e quando sarà realizzata quella sanità territoriale che avrebbe dovuto diminuire la pressione sugli ospedali appunto “per acuti”.
Da Regione e Asl nessuna risposta sulla fine dei lavori e sul potenziamento dell’organico dell’ospedale di Pescia
Sanità, Capecchi (FdI): “Da Regione e Asl nessuna risposta sulla fine dei lavori e sul potenziamento dell’organico dell’ospedale di Pescia”
Il consigliere aveva presentato un’interrogazione. “Non molleremo di un centimetro sul rafforzamento del personale e sul mantenimento delle professionalità dell’ospedale”
Firenze 29 aprile 2026 – “Le risposte di Regione e Asl Toscana Centro, alla nostra interrogazione, sono parziali. Intanto non si indicano mai i tempi entro i quali verranno conclusi i lavori in corso in alcuni reparti dell’ospedale. Ma, soprattutto, non vi è alcun accenno al potenziamento dell’organico dell’ospedale, in termini di nuove assunzioni di infermieri e operatori socio sanitari e al mantenimento delle attuali professionalità mediche.”
A dirlo è il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Alessandro Capecchi che, nei giorni scorsi, su segnalazione dell’Associazione “Rinascere in Valdinievole”, nata in seguito alla chiusura del punto nascita dell’ospedale di Pescia, aveva presentato una nuova interrogazione sulla situazione dell’ospedale “Cosma e Damiano”.
“Ci è stato segnalato un progressivo smantellamento di alcuni reparti, in particolare l’Oculistica e la Cardiologia, oltre a problemi strutturali nell’area di accesso al Pronto soccorso. Anche il reparto di Ginecologia lavora a mezzo servizio, visto che è operativo soltanto fino alle ore 14 – ricorda Capecchi-. Il direttore generale dell’Asl Toscana Centro e l’assessore Monia Monni, rispondendo alle nostre richieste con una lunga elencazione di interventi, non hanno però indicato i tempi entro i quali questi lavori verranno conclusi e quando i reparti torneranno alla piena funzionalità. Inoltre, laddove avevamo chiesto quali garanzie potesse dare la Giunta regionale e la Direzione generale della Asl sul rafforzamento dell’organico dell’ospedale, non è stato fatto cenno alcuno a nuove assunzioni limitandosi a spiegare che la struttura dell’ospedale – dotata di nuovi macchinari – ha fatto richiesta di nuove assunzioni senza però aver dato alcuna garanzia. Per poter erogare i servizi, da parte del Dipartimento infermieristico sono stati chiesti 6 infermieri e 4 operatori socio-sanitari per il polo chirurgico e l’algologia/medicina integrata, e 2 infermieri e 1 OSS per la Radiologia. Da parte del Dipartimento Emergenza Urgenza è stato chiesto 1 anestesista. Siamo, oggettivamente, preoccupati: serve altro personale a supporto e tutela degli utenti dell’ospedale.”
“Una cosa è certa: non molleremo di un centimetro sul fronte del potenziamento dell’ospedale e del mantenimento delle professionalità all’interno del presidio sanitario di Pescia. La sanità è un diritto. Abbiamo la sensazione che si voglia trasformare l’ospedale in un centro di ambulatori specialistici. Anche la guardia medica pediatrica, introdotta con la nuova legge regionale, è, comunque, un servizio collaterale rispetto al Pronto soccorso. Fondamentale per il territorio della Valdinievole – che è ricco di tante frazioni sparse sulle colline – sarebbe invece, una pediatria con medico h24 e con almeno 10 posti letto” sottolinea il consigliere regionale Alessandro Capecchi.
Articolo 21, dentro la notizia: “Pistoia al bivio” con Daniele Gioffredi
Un confronto serrato sui temi economici e sociali della nostra provincia, con un occhio particolare al Comune di Pistoia che presto andrà al voto.
E’ stato un bel match con il segretario della CGIL Gioffredi, che potete riguardare qui.
Dall’occupazione agli investimenti esteri, dalla pianificazione alle infrastrutture, per chiudere sulla sanità: tanti temi trattati con la testa sempre rivolta al futuro, convinto che le tante cose fatte negli ultimi anni ci abbiano restituito una città migliore.
PFAS : Manteniamo alta l’attenzione sul tema
I PFAS sono sostanze chimiche ampiamente utilizzate in diversi ambiti, come nella produzione della carta e degli imballaggi per alimenti, grazie alle loro importanti proprietà ignifughe e di conservazione. Tuttavia, se si accumulano nell’ambiente, possono risultare pericolose sia per gli ecosistemi sia per la salute umana, in quanto possono contaminare le matrici ambientali, in particolare acqua, suolo e aria, con un impatto significativo soprattutto sulle risorse idriche. Per questo motivo il Governo Meloni ha introdotto limiti più restrittivi alla presenza di queste sostanze, con un intervento previsto inizialmente entro la fine del 2025. La legge di bilancio 2026 ha però concesso sei mesi aggiuntivi, fino a luglio 2026, ai soggetti gestori del servizio idrico integrato affinché possano adeguare e migliorare i sistemi di potabilizzazione e i controlli di qualità dell’acqua, così da rispettare i limiti sempre più stringenti previsti dalla normativa italiana. Tale scelta si inserisce anche nel quadro delle direttive europee e nel rispetto del principio generale di precauzione, considerando che l’accumulo di queste sostanze nell’ambiente può risultare nocivo per la salute e per gli ecosistemi. In questo contesto, come gruppo di FdI abbiamo approvato all’unanimità una mozione volta a mantenere alta l’attenzione sul tema, tenendo conto del lavoro che ARPAT svolge dal 2018 per la verifica e il monitoraggio della presenza di queste sostanze inquinanti. A ciò si aggiungono due progetti finanziati nell’ambito del PNRR, finalizzati a monitorare l’accumulo dei PFAS e a valutarne gli effetti sulla popolazione dei comuni di Livorno, Piombino e Collesalvetti, territori contigui ai siti di interesse nazionale legati alle grandi attività industriali degli anni ’60 e ’70. Queste aree sono oggi interessate da importanti interventi di bonifica finanziati dal Governo.
Il PD fa propaganda sul TPL – il mio intervento in aula
Il PD fa propaganda sul TPL e chiede al Governo risorse per rendere gratuiti servizi che non esistono più, ossia il trasporto pubblico locale in molte periferie. Si tratta dell’ennesimo tentativo di porre a carico della finanza pubblica le insufficienze del contratto di servizio attualmente in vigore in Toscana, sul quale siamo stati costretti a investire ulteriori 400 milioni di euro per riequilibrare il piano finanziario di Autolinee Toscane. È il segno evidente che la gara svolta a suo tempo presentava limiti significativi, sia in termini di qualità sia di quantità dei servizi, in particolare con il cosiddetto T2 legato ai lotti deboli, che ha comportato la riduzione delle corse in molte province.
Nuova classificazione dei comuni montani : Riforma che riconosce un valore mai attribuito prima alla nostra montagna
La mia analisi del bilancio di previsione 2026: Nessuna riforma, solo conservazione.
Un bilancio elettorale, figlio dei tempi ristretti della formazione della giunta, ma anche della visione, da parte di Giani, di una Toscana che non ha bisogno di riforme strutturali. Noi, al contrario, pensiamo che alcuni dati macro possano consentire oggi di mettere mano sia alla riforma fiscale, sia alla riforma della macchina amministrativa, sia alla razionalizzazione dell’immenso patrimonio regionale: operazioni non più rinviabili, se si vuole affrontare con intelligenza e determinazione le sfide che il futuro ci riserva e fare della Toscana nuovamente la locomotiva del Centro Italia in termini economici e sociali.
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