Il mio intervento sul Piano Faunistico Venatorio

Nel mio intervento generale sul Piano Faunistico Venatorio ho messo in evidenza quanto – pur necessario – questo strumento sia ancora troppo debole, e purtroppo infarcito, dopo le osservazioni e la procedura interna di valutazione di incidenza ambientale, di scelte ideologiche. Negare o ridurre il ruolo dell’attività venatoria nella gestione degli animali selvatici, e dunque nella tutela della biodiversità – soprattutto in una regione come la nostra, investita da una pandemia come la peste suina africana – significa condannare il nostro territorio a subire danni diretti, incidenti stradali anche gravi, nonché la propagazione di una pandemia che sta distruggendo la filiera suinicola e mette a rischio specie pregiate come la cinta senese. Disconoscere l’importanza dall’intervento umano – sia esso agricoltura, caccia, allevamenti, pesca sportiva, raccolta dei frutti del sottobosco- nella cura del territorio, significa negare una parte importante dell’identità toscana e della ruralità che da secoli tiene vive tante parti della nostra regione. Il piano – arrivato con grave ritardo e con modalità di discussione molto opinabili – va quindi corretto e dotato di risorse adeguate per valutarne gli effetti. Appena sarà varata la riforma della Legge 157/1992 andrà rimesso in linea con il quadro normativo nazionale.

 

 

La Toscana di Giani è la regione che ha più discariche dove si continuano a seppellire i rifiuti

La Toscana di Giani è la regione che in Italia ha più discariche, dove si continuano a seppellire i rifiuti.

E, non avendo altri impianti adeguati, hanno il timore che da altre regioni venga esaurita la capacità residua delle discariche autorizzate, mandando definitivamente in tilt un sistema già in crisi (soprattutto in ATO centro).
Per questo hanno aumentato la ecotassa, ovvero quel tributo che deve essere versato per i conferimenti in discarica, con un aumento maggiore per i rifiuti che provengono da altre regioni.

Durante la commissione ho inoltre evidenziato che questo aumento avrebbe avuto effetti anche sulla Tari. La stessa maggioranza ha riconosciuto la fondatezza di questa criticità e, per questo, abbiamo presentato e sottoscritto insieme un emendamento che ha sterilizzato tale aumento, evitando che il maggior costo si riversasse sui cittadini..

Ma il problema di un piano dei rifiuti che non risolve nulla e lascia gli impianti dove sono sempre stati (e non vicino a dove vengono prodotti, secondo il principio di prossimità) rimane nella sua gravità. Scaricando sugli ATO e sui comuni una guerra tra poveri.