Consigliere della Regione Toscana

Il mio intervento sul Piano Faunistico Venatorio

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Nel mio intervento generale sul Piano Faunistico Venatorio ho messo in evidenza quanto – pur necessario – questo strumento sia ancora troppo debole, e purtroppo infarcito, dopo le osservazioni e la procedura interna di valutazione di incidenza ambientale, di scelte ideologiche. Negare o ridurre il ruolo dell’attività venatoria nella gestione degli animali selvatici, e dunque nella tutela della biodiversità – soprattutto in una regione come la nostra, investita da una pandemia come la peste suina africana – significa condannare il nostro territorio a subire danni diretti, incidenti stradali anche gravi, nonché la propagazione di una pandemia che sta distruggendo la filiera suinicola e mette a rischio specie pregiate come la cinta senese. Disconoscere l’importanza dall’intervento umano – sia esso agricoltura, caccia, allevamenti, pesca sportiva, raccolta dei frutti del sottobosco- nella cura del territorio, significa negare una parte importante dell’identità toscana e della ruralità che da secoli tiene vive tante parti della nostra regione. Il piano – arrivato con grave ritardo e con modalità di discussione molto opinabili – va quindi corretto e dotato di risorse adeguate per valutarne gli effetti. Appena sarà varata la riforma della Legge 157/1992 andrà rimesso in linea con il quadro normativo nazionale.

 

 

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