Abbiamo chiesto, con una comunicazione al presidente Giani, di dirci se ha ancora una maggioranza solida che lo sostiene e che lo potrà sostenere in futuro per le importanti sfide che attendono la Toscana. Partendo da questa richiesta, Giani ha teso a minimizzare. Abbiamo presentato, invece, una serie di atti tutti centrati sulla mancata attuazione del piano dei rifiuti, sulla situazione dello smaltimento e della chiusura del ciclo dei rifiuti, soprattutto nell’ATO Centro, sul fatto che mancano ancora i piani di gestione delle ATO e sul fatto che le comunità locali, in modo particolare famiglie e imprese, pagano ancora, anche per queste mancanze, la TARI più alta d’Italia. Di fronte alle nostre proposte, la maggioranza si è chiusa a riccio, rivendicando un dibattito interno che in realtà mostra spaccature sempre più evidenti, ma senza mai entrare nel merito di ciò che abbiamo detto e delle mancanze e dei ritardi che si stanno accumulando, compreso il mancato superamento del sistema delle discariche, che costano tanto e che, soprattutto, creano un gravissimo impatto ambientale. Inoltre, abbiamo anche ricordato che tanti rifiuti, soprattutto dell’ATO Centro, vengono portati per essere smaltiti nel Nord Italia per la cronica mancanza di impianti nelle nostre zone. Una battaglia che abbiamo condotto nello scorso mandato, quando denunciammo che il nuovo piano dei rifiuti in realtà non era tale e non avrebbe avuto un’immediata attuazione, e purtroppo siamo stati facili profeti, perché la situazione è sempre più complicata e tantissime famiglie e tante imprese non reggono più la pressione che deriva dalla mancata gestione del tema dei rifiuti, che sono un problema, ma che potrebbero diventare un’opportunità nel momento in cui si fosse di fronte a una maggioranza in grado di prendere scelte e decisioni chiare.
Sulla peste suina la Regione Toscana ha sottovalutato l’emergenza – La mia intervista a TVL
Il nuovo Piano strategico operativo del Commissario straordinario nazionale alla Peste Suina Africana, adottato con l’ordinanza n.7/2026, indica con chiarezza le misure da mettere in campo per rafforzare il controllo della PSA e ridurre la presenza dei cinghiali. Il Piano prevede una programmazione precisa degli interventi, basata sul rischio epidemiologico e sulla situazione delle singole aree, rafforzando sorveglianza, depopolamento, rimozione delle carcasse e biosicurezza.
Ad oggi, però, non risulta ancora una concreta applicazione in Toscana delle nuove disposizioni. E così i numeri sono impietosi, in Toscana, dove si registrano 638 casi, dato più alto d’Italia nel 2026. Questo perché la Regione non ha gestito la parte sanitaria, ha nominato in estremo ritardo un commissario straordinario. Se non si attuano misure concrete di depopolamento non riusciremo a fermare l’espandersi della Psa.
Vademecum, cartelli, tavoli di comportamento non la fermeranno. Tutto questo a fronte, peraltro, di una conclamata mancanza di medici veterinari e dell’approvazione di un piano faunistico venatorio sostanzialmente punitivo nei confronti dei cacciatori, oggi più che mai assolutamente necessari nella gestione della PSA e più in generale della biodiversità.
Il mio intervento sul Piano Faunistico Venatorio
Nel mio intervento generale sul Piano Faunistico Venatorio ho messo in evidenza quanto – pur necessario – questo strumento sia ancora troppo debole, e purtroppo infarcito, dopo le osservazioni e la procedura interna di valutazione di incidenza ambientale, di scelte ideologiche. Negare o ridurre il ruolo dell’attività venatoria nella gestione degli animali selvatici, e dunque nella tutela della biodiversità – soprattutto in una regione come la nostra, investita da una pandemia come la peste suina africana – significa condannare il nostro territorio a subire danni diretti, incidenti stradali anche gravi, nonché la propagazione di una pandemia che sta distruggendo la filiera suinicola e mette a rischio specie pregiate come la cinta senese. Disconoscere l’importanza dall’intervento umano – sia esso agricoltura, caccia, allevamenti, pesca sportiva, raccolta dei frutti del sottobosco- nella cura del territorio, significa negare una parte importante dell’identità toscana e della ruralità che da secoli tiene vive tante parti della nostra regione. Il piano – arrivato con grave ritardo e con modalità di discussione molto opinabili – va quindi corretto e dotato di risorse adeguate per valutarne gli effetti. Appena sarà varata la riforma della Legge 157/1992 andrà rimesso in linea con il quadro normativo nazionale.
La Toscana di Giani è la regione che ha più discariche dove si continuano a seppellire i rifiuti
La Toscana di Giani è la regione che in Italia ha più discariche, dove si continuano a seppellire i rifiuti.
E, non avendo altri impianti adeguati, hanno il timore che da altre regioni venga esaurita la capacità residua delle discariche autorizzate, mandando definitivamente in tilt un sistema già in crisi (soprattutto in ATO centro).
Per questo hanno aumentato la ecotassa, ovvero quel tributo che deve essere versato per i conferimenti in discarica, con un aumento maggiore per i rifiuti che provengono da altre regioni.
Durante la commissione ho inoltre evidenziato che questo aumento avrebbe avuto effetti anche sulla Tari. La stessa maggioranza ha riconosciuto la fondatezza di questa criticità e, per questo, abbiamo presentato e sottoscritto insieme un emendamento che ha sterilizzato tale aumento, evitando che il maggior costo si riversasse sui cittadini..
Ma il problema di un piano dei rifiuti che non risolve nulla e lascia gli impianti dove sono sempre stati (e non vicino a dove vengono prodotti, secondo il principio di prossimità) rimane nella sua gravità. Scaricando sugli ATO e sui comuni una guerra tra poveri.
Il mio intervento sulla seconda variazione di bilancio
Ancora una volta molti interventi a pioggia, e con questi ulteriori 100 milioni si supera il Miliardo e mezzo in 6 anni, senza aver risolto alcuno dei nodi strutturali regionali.
Non è vero che non ci sono risorse quindi, tutto sta se scegliere – da parte di chi comanda – se concentrarle a vantaggio di tutti i toscani o di volta in volta premiare i singoli comuni.
Inaugurazione di Villa Vittoria : Giani contestato dai cittadini della Montagna Pistoiese
In occasione dell’inaugurazione di Villa Vittoria, nuova sede dell’Unione dei Comuni, il presidente Giani è stato contestato da un nutrito gruppo di cittadini della Montagna Pistoiese, delusi dalle mancate promesse in materia di sanità.
L’ospedale Pacini, infatti, non è più un ospedale, ma un PIOT, cioè un Punto di Primo Intervento: di fatto è stato retrocesso a un insieme di servizi ambulatoriali, senza più il pronto soccorso e i servizi correlati, ormai da anni.
Eppure, il Decreto Balduzzi prevede la possibilità, attraverso il riconoscimento dell’area disagiata, di ripristinare il pronto soccorso e i relativi servizi, anche in deroga ai limiti minimi previsti dalla legge. In realtà, la ASL e la Regione non hanno mai spiegato perché, dopo un primo inquadramento dell’ospedale Pacini come ospedale di area disagiata nel 2022, la struttura sia stata sostanzialmente declassata e destrutturata.
Oggi l’ospedale è interessato da alcuni lavori, ma non si sa quando termineranno e, soprattutto, non è ancora chiaro se ospiterà o meno la Casa della Comunità che era prevista.
Su tutto questo noi non molliamo. Abbiamo effettuato un sopralluogo anche questa mattina perché, a differenza del presidente Giani, riteniamo che il diritto alla sanità nella Montagna Pistoiese debba essere garantito innanzitutto ai residenti, ma anche a tutti coloro che vivono e frequentano il nostro territorio.
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Porrettana : Era l’ora……Dopo anni, Toscana ed Emilia-Romagna si sono accordate su orari e coincidenze
Porrettana, Capecchi (Fdi): “Era l’ora……Dopo anni, Toscana ed Emilia-Romagna si sono accordate su orari e coincidenze”
Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia: “Non era certo più pensabile che il treno proveniente da Pianoro arrivasse a Porretta alle 9:26, e il treno per Pistoia fosse partito alle 9:23”
Firenze 18 giugno 2026 – “Dopo anni di sollecitazioni, da parte mia e dell’ex assessore comunale di Pistoia Alessandro Sabella, Toscana ed Emilia-Romagna, governate dal Centrosinistra, si sono accordate su orari, scandalosi, e coincidenze, mancate. Non era certo più pensabile che il treno proveniente da Pianoro arrivasse a Porretta alle 9:26 e il treno per Pistoia fosse partito alle 9:23. Disagi che, quotidianamente, si sono protratti per troppo tempo passato ai danni di lavoratori, studenti, pendolari e turisti.”
A dirlo il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Alessandro Capecchi, che per anni si è battuto per i residenti ed il territorio attraversato dalla Porrettana con interrogazioni, mozioni e ordini del giorno sul tema.
“Bisogna, però, tornare indietro nel tempo al 1994, quando è stato interrotto il passante diretto Pistoia/Bologna, bene è giunto il momento di ripristinarlo: si devono istituire e programmare corse dirette, il territorio ne ha bisogno per lo sviluppo economico e produttivo e per la promozione – chiede Alessandro Capecchi -. Inoltre, dopo tante richieste avanzate alla Regione, e le tante email recapitate dai residenti, sarebbe importante istituire la fermata alla stazione di Piteccio, dove l’associazione “Feder modellismo”, grazie alla collaborazione con il comune di Pistoia, ha creato un museo della ferrovia Porrettana, un percorso didattico e turistico davvero unico a livello regionale, ma anche nazionale. Come tante volte ha fatto anche Alessandro Sabella, in veste di assessore al turismo, chiediamo anche il ripristino della linea Pistoia-Bologna.”
Un’interrogazione per Prunetta e Sambuca. La montagna pistoiese è abbandonata
Ad annunciarlo il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Alessandro Capecchi.
“La zona di Prunetta è rimasta sprovvista di un medico di medicina generale, e soltanto il martedì dalle 8 alle 14 sarà presente un medico per l’ambulatorio di prossimità. L’Asl Toscana Centro non riesce a trovare soluzioni, servirebbero bandi ad hoc per incentivare giovani medici, in particolare, a scegliere la montagna pistoiese. A Sambuca si tagliano guardia medica e trasporti, e così i residenti sono costretti a percorrere chilometri per analisi e visite. A Sambuca c’è stata la soppressione in questi giorni del pulmino scolastico, la scuola è finita ma l’asilo è ancora aperto: per tre giorni i bambini rimangono senza pulmino. Mi è stato riferito che alcuni genitori avrebbero deciso di non iscrivere i propri figli alla scuola di Sambuca – dice il consigliere regionale Alessandro Capecchi -. Senza dimenticare, che dopo la mobilitazione sono tornati a spegnersi i riflettori sull’ospedale “Pacini” di San Marcello Piteglio, punto di riferimento per tutta la montagna pistoiese e non solo. E’ calato nuovamente un assordante silenzio. Con il presidente Giani che, come volevasi dimostrare, non ha ancora mantenuto la promessa, fatta ai comitati, di riclassificare il “Pacini” quale ospedale di area disagiata permettendo così, in base ai criteri di legge, il reintegro di alcune funzioni essenziali, tra le quali il pronto soccorso.”
“La montagna pistoiese sta subendo ripetuti tagli in termini di servizi sanitari e di trasporto pubblico, vogliamo capire quando la Regione inizierà a dare risposte ai residenti di queste zone. Altro che Toscana diffusa, occorre un piano straordinario concertato con sindaci, Provincia, Asl, associazioni di volontariato e operatori dei servizi pubblici per restituire servizi e dignità a queste persone e territori” chiede Capecchi.
Il piano dei rifiuti. La regione si assuma la responsabilità di questo disastro.
I nuovi indirizzi per le convenzioni interambito, ovvero per consentire all’Autorità Territoriale Ottimale di chiedere di poter smaltire i propri rifiuti al di fuori dei confini della stessa e in un’altra ATO, certificano il fallimento delle politiche sullo smaltimento dei rifiuti e del piano approvato lo scorso gennaio 2025 da parte della Regione Toscana. Si tratta, infatti, di consentire ancora una volta, soprattutto all’ATO Centro, di portare verso l’ATO Costa 130.000 tonnellate annue di rifiuti urbani e ulteriori 15.000 tonnellate di altri rifiuti, con una chiara violazione della legge regionale, secondo la quale determinate convenzioni potrebbero essere fatte solo e soltanto in condizioni di necessità e urgenza. Ma, nel caso specifico, questa urgenza esiste ormai da 12 anni, o meglio dal 2016: evidentemente, quindi, si tratta di un problema strutturale e non episodico. Vi è inoltre una violazione della normativa nazionale, perché la norma nazionale — come aveva ricordato il Ministero dell’Ambiente durante la discussione del piano — prevede che sia il piano regionale a dettare la linea degli impianti e a garantire l’autosufficienza e la prossimità degli ATO stessi. Infine, vi è una violazione della normativa europea, che prevede il sostanziale azzeramento del conferimento in discarica, mentre invece in Toscana si è sempre intorno al 25% dei rifiuti prodotti. La normativa europea prevederebbe inoltre la valorizzazione energetica del residuo, mentre noi, non avendo compiuto scelte, abbiamo inceneritori come quello di Montale, di vecchia generazione. Infine, prevederebbe lo sviluppo dell’economia circolare, cioè del riciclo e del recupero, che solo in parte viene realizzato all’interno della nostra regione. Peraltro, nella nostra regione vi è comunque una stabilità di circa 2,2 milioni di tonnellate annue di rifiuti prodotti, mentre il piano racconta che dovrebbe esserci già una diminuzione tendenziale di oltre 110.000 tonnellate annue. Tutto questo per dire che, ancora una volta, nell’incapacità di fare scelte di programmazione serie e di realizzare nuovi impianti, pagano sempre cittadini e imprese, perché l’andirivieni dei rifiuti per la Toscana genera extracosti che naturalmente ricadono sulle tariffe. Infine, questa è la dimostrazione che la procedura scelta, quella del famoso avviso pubblico, lascia nelle mani delle aziende la scelta di quali impianti portare avanti e, ancora una volta, scarica sempre i problemi sugli stessi territori che accolgono questi impianti. Da decenni, l’esempio più clamoroso è la provincia di Pistoia, nella quale ci sono, oltre all’inceneritore di Montale, la discarica di Serravalle e la discarica del Cassero. Mentre, in realtà, ci sono altri territori limitrofi, in particolar modo quello fiorentino, che, rispetto alla quantità di rifiuti prodotti, non hanno lo stesso impatto di impianti sul loro territorio. E ancora una volta il Partito Democratico, che all’atto dell’approvazione del piano, lo scorso gennaio 2025, aveva chiesto alla Giunta, con un ordine del giorno, una localizzazione equa degli impianti sul territorio, in realtà — ovviamente — dopo un anno e mezzo non ha prodotto né i piani di gestione delle ATO né una equa localizzazione degli impianti. Intanto i costi continuano ad aumentare, certificando il fallimento delle politiche sui rifiuti e, quindi, anche dal punto di vista ambientale e dell’inquinamento, della Regione Toscana.
Costi di gestione dei 4 Ospedali Toscani : il mio intervento in aula
Nella discussione su dove va la sanità toscana abbiamo iniziato a scavare sui costi di realizzazione e gestione dei 4 ospedali “per acuti” (pistoia, prato, massa e lucca) a suo tempo realizzati con la formula del project financing.
Un costo totale di quasi 700milioni di euro, con tanti servizi lasciati in gestione al concessionario, e strutture poco efficienti (solo da poco migliorate con pannelli fotovoltaici sui parcheggi).
Ma soprattutto con Pronto Soccorso piccoli, che tanti problemi hanno dato e stanno dando anche a Pistoia, nonostante l’impegno del personale medico.
Nelle tante tabelle che ci hanno consegnato in risposta alla nostra interrogazione, sta una parte rilevante della spesa sanitaria corrente, su cui continueremo ad approfondire. Cercando anche di capire se e quando sarà realizzata quella sanità territoriale che avrebbe dovuto diminuire la pressione sugli ospedali appunto “per acuti”.
