I nuovi indirizzi per le convenzioni interambito, ovvero per consentire all’Autorità Territoriale Ottimale di chiedere di poter smaltire i propri rifiuti al di fuori dei confini della stessa e in un’altra ATO, certificano il fallimento delle politiche sullo smaltimento dei rifiuti e del piano approvato lo scorso gennaio 2025 da parte della Regione Toscana. Si tratta, infatti, di consentire ancora una volta, soprattutto all’ATO Centro, di portare verso l’ATO Costa 130.000 tonnellate annue di rifiuti urbani e ulteriori 15.000 tonnellate di altri rifiuti, con una chiara violazione della legge regionale, secondo la quale determinate convenzioni potrebbero essere fatte solo e soltanto in condizioni di necessità e urgenza. Ma, nel caso specifico, questa urgenza esiste ormai da 12 anni, o meglio dal 2016: evidentemente, quindi, si tratta di un problema strutturale e non episodico. Vi è inoltre una violazione della normativa nazionale, perché la norma nazionale — come aveva ricordato il Ministero dell’Ambiente durante la discussione del piano — prevede che sia il piano regionale a dettare la linea degli impianti e a garantire l’autosufficienza e la prossimità degli ATO stessi. Infine, vi è una violazione della normativa europea, che prevede il sostanziale azzeramento del conferimento in discarica, mentre invece in Toscana si è sempre intorno al 25% dei rifiuti prodotti. La normativa europea prevederebbe inoltre la valorizzazione energetica del residuo, mentre noi, non avendo compiuto scelte, abbiamo inceneritori come quello di Montale, di vecchia generazione. Infine, prevederebbe lo sviluppo dell’economia circolare, cioè del riciclo e del recupero, che solo in parte viene realizzato all’interno della nostra regione. Peraltro, nella nostra regione vi è comunque una stabilità di circa 2,2 milioni di tonnellate annue di rifiuti prodotti, mentre il piano racconta che dovrebbe esserci già una diminuzione tendenziale di oltre 110.000 tonnellate annue. Tutto questo per dire che, ancora una volta, nell’incapacità di fare scelte di programmazione serie e di realizzare nuovi impianti, pagano sempre cittadini e imprese, perché l’andirivieni dei rifiuti per la Toscana genera extracosti che naturalmente ricadono sulle tariffe. Infine, questa è la dimostrazione che la procedura scelta, quella del famoso avviso pubblico, lascia nelle mani delle aziende la scelta di quali impianti portare avanti e, ancora una volta, scarica sempre i problemi sugli stessi territori che accolgono questi impianti. Da decenni, l’esempio più clamoroso è la provincia di Pistoia, nella quale ci sono, oltre all’inceneritore di Montale, la discarica di Serravalle e la discarica del Cassero. Mentre, in realtà, ci sono altri territori limitrofi, in particolar modo quello fiorentino, che, rispetto alla quantità di rifiuti prodotti, non hanno lo stesso impatto di impianti sul loro territorio. E ancora una volta il Partito Democratico, che all’atto dell’approvazione del piano, lo scorso gennaio 2025, aveva chiesto alla Giunta, con un ordine del giorno, una localizzazione equa degli impianti sul territorio, in realtà — ovviamente — dopo un anno e mezzo non ha prodotto né i piani di gestione delle ATO né una equa localizzazione degli impianti. Intanto i costi continuano ad aumentare, certificando il fallimento delle politiche sui rifiuti e, quindi, anche dal punto di vista ambientale e dell’inquinamento, della Regione Toscana.


